Finalmente!

Dopo quasi trent’anni dalla stesura del primo racconto, dopo aver vinto qualche concorso, finalmente il mio libro vede la pubblicazione. Una piccola casa editrice toscana, 96 Rue De La Fontaine, guidata da una donna grintosa e sognatrice, Morena Zuccalà, ha letto il manoscritto e ha deciso di pubblicarlo. Ritenendolo, tra l’altro, di un certo valore! Non so dirvi l’emozione con cui prenderò in mano il volume.

Il libro è una raccolta di racconti ambientati tutti negli anni cinquanta/sessanta del nostro paese, per lo più in un evocativo contesto contadino del nord Italia. Qui i luoghi del quotidiano e le sue manifestazioni affettive e sociali (la bottega e la fabbrica, l’amore e la religione, la pazzia, la disabilità, il lavoro, la roba) compongono un microcosmo in cui si riassumono la vicenda umana e le sue eterne contraddizioni, usando come cartina al tornasole l’immaginario collettivo di una società chiusa e ossessiva, dove lo spazio vitale per il singolo e le sue aspirazioni si riduce in un sospiro claustrofobico.

Le storie sono spesso violente e crude come la terra che si coltiva, potenti, dolorose e fertili come la morte che genera altra vita nel ciclo naturale. Ma in ogni racconto emerge la straordinaria fragilità poetica dell’individuo che si esprime con rabbia, passione o in uno sgomento silenzio interiore, in aperta rottura con il codice non scritto delle convenzioni sociali.

La scelta di collocare le vicende in un passato relativamente recente rende più agevole una scrittura in continuo dialogo e scambio tra il parlato dialettale –reso in un italiano scontroso e povero, scarnificato fino all’osso- e un sentire intimo, ricco di immagini e di esplosioni liriche, inattese e disorientanti.

Ad emergere prepotente, in fondo ad ogni racconto, è la disperante ricerca umana di autenticità e di comprensione, giocata insieme al grottesco tentativo di smarrirsi nell’anonimato di una collocazione sociale accettabile; il tutto, sempre, nel vortice di un’inestirpabile desiderio di felicità.

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